Un quadrifoglio per Slurp Kids

240_F_38313415_ktZ5KAtqU7hkUiapapo2DmKisC8z29xcUocchio, maluocchio, funecelle all’uocchio, aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape’e alice e cape d’aglio; diavulillo diavulillo, jesce a dint’o pertusillo; sciò! sciò! ciucciuvè, jatevenne, sciò sciò…

Non è vero ma ci credo. Non potevo che cominiare così; da buona napoletana non posso/voglio inaugurare una nuova attività senza un rito propizatorio che predisponga al successo senza ombre negative. Oggi inauguro il mio sito, Slurp Kids, dedicato alla ristorazione a misura di bimbo. Un’avventura iniziata nel 2005 appoggiata da grandi nomi del food, istitituzioni e brand prestigiosi che hanno condiviso il prodotto della mia intuizione: la Carta dei diritti alimentari per la crescita (troverete tutti i dettagli qui).

Per anni il documento è stato presentato, premiato, usato e copiato senza mai cadere nel dimenticatoio.  Anzi. Probabilmente dodici anni fa, il più elementare diritto del bambino come quello di poter  scegliere cosa mangiare al ristorante, era negato allora come oggi ma oggi c’è più attenzione sociale verso la libera scelta alimentare. Nei ristoranti come al bar si trovano le alternative vegetariane,  vegane, ipocaloriche, iposodiche, senza zucchero, senza sale, senza lattosio, senza glutine. La lista è lunga. E per i bambini? I soliti piatti noiosi e spesso di bassa qualità, le solite merendine, le solite coca, le solite patatine fritte magari mangiate in un colosso dello junk food che, per fidelizzarli (hanno capito tutto!)  offrono loro giochini e packaging accattivanti. I genitori premiano i figli con il cibo spazzatura nutrendo un circolo vizioso che favorisce le malattie del benessere, già da piccoli, come mai era successo (qui i dati dal sito). Recuperare salute e papille gustative verso il buono significa ricominciare daccapo, da grandi, quando la salute è stata intaccata. Intanto i gusti degli adulti, grazie all’esplosione mediatica, si raffinano sempre più. Qualcosa non funziona: c’è un gap che bisogna colmare. Per questo ho deciso di “tradurre” la Carta dei diritti in una soluzione pratica per i ristoranti affinché, come è successo per gli adulti, fungano da faro della cultura alimentare per i bambini e le famiglie. Ci provo. Per questo ho ideato il progetto Slurp Kids. Ovviamente prima di iniziare questa nuova avventura ho chiesto ai protagonisti, interpellando il Consiglio dei bambini e delle bambine di San Giorgio a Cremano (un grazie ai bambini ed al loro coordinatore Francesco Langella) con i quali, per un anno, ho portato avanti un programma di educazione al gusto, partendo da elementi primari fino alla degustazione di piatti completi. I risultati sono stati entusiasmanti. “E’ bellissima l’idea di avere un menu tutto per noi perché anche se ci piacciono le pennette, cotolette e patatine, ci siamo stufati di mangiare la stessa cosa!” – Dichiara Manuela (10 anni) del Consiglio dei Bambini. “Non capisco per quale motivo i nostri genitori che vanno al ristorante per mangiare cose particolari, più buone di casa, scelgono quello che vogliono e noi invece dobbiamo mangiare sempre le stesse cose. Non è giusto!” – aggiunge Anna, 9 anni. – “… E poi non capisco perché scelgono sempre loro per noi. E se noi volessimo assaggiare un piatto dal menu degli adulti?” – Incalza Giovanni, 10 anni. (Per gli scettici, le testimonianze sono state filmate.)

WhatsApp Image 2017-08-14 at 19.26Io ho semplicemente ascoltato i bambini ed ho trasformato la loro richiesta in una proposta per i ristoranti.

Rosaria Castaldo

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